ITALIA CHE CAMBIA parla di noi 🤩

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Ragusa – Quattro amici – Elena, Marco, Thomas e Claudia –, una piccola azienda agricola con 5 ettari di terra in gran parte contenuta nella Cava d’Ispica – un canyon lungo 13 chilometri che si sviluppa da Modica a Ispica – l’amore per la Sicilia e la voglia di riscoprire tradizioni della cultura contadina attraverso un’agricoltura diversa. Nasce così nel 2018 Sanapu Sicilia. Il nome deriva dalla senape selvatica, forte, resistente e saporita, qualità che sono sembrate di buon auspicio per il futuro dell’azienda. 

Al momento sono solo Marco ed Elena a occuparsi della terra, immersa in un luogo stupendo tra la cava, il parco archeologico e un agrumeto, in comodato d’uso, con 200 alberi di agrumi misti: pompelmo, mandarini, arance rosse e bionde, cedri, limoni. Contesti non sempre facili quelli nella cava: ad esempio, molte sono le pareti rocciose dove crescono erbe spontanee e non coltivabili, mentre in altri punti manca spesso l’acqua e la strada è difficile da percorrere con la macchina. Raccolte complicate, ma ricche di fascino tra sapori e odori che inebriano. 

«Io sono romagnola, mi sono ritrovata in Sicilia per amore e nonostante gli aspetti contraddittori è un luogo magico che non si può abbandonare. Mi mancano gli affetti, i servizi e la bici, ma qui ho trovato un piccolo angolo di paradiso e non lo cambierei con nient’altro nonostante le difficoltà incontrate nell’avviare Sanapu», racconta Elena, una delle fondatrici.

All’inizio è stata quasi una necessità quella di avvicinarsi alla terra, nessuno dei ragazzi aveva lavorato come contadino. La volontà di mettersi in gioco in un contesto lavorativo diverso rispetto alle loro competenze, la passione e l’idea di un futuro più sostenibile dal punto di vista umano, sociale ed economico li hanno spinti a reinventarsi in una nuova vita. Non essendo dei veri contadini hanno deciso di dedicarsi soprattutto alla trasformazione della frutta che raccolgono: conserve e prodotti particolari, i chutney, agrodolci di frutta e verdura. 

«Stare a contatto con la terra, riprendere in mano questo agrumeto vanno nella direzione giusta e sono una spinta a vivere in modo diverso. È impegnativo e faticoso però ne vale la pena. Anche quando torni a casa dopo una raccolta sei stanchissimo, ma con la mente fresca, piena di stimoli e idee e inebriato di odori e colori. Anche i nostri figli vogliono venire con noi, amano raccogliere i pomodorini e le more».

«È tutto un altro modo di vivere e adesso che ne sono cosciente non tornerei indietro», continua Elena. Marco è l’unico che si dedica quotidianamente alla coltivazione. Thomas e Claudia al momento sono impegnati in un progetto umanitario in Francia. Elena si occupa della raccolta, della trasformazione, della grafica e della vendita.

Non mancano i riscontri e gli apprezzamenti soprattutto per prodotti così particolari come i chutney. Tra i prossimi obiettivi, riuscire ad avere un laboratorio tutto loro. Al momento infatti si appoggiano ad altri presenti a Modica, ma non sempre è semplice: se non hai grandi quantità di prodotto da trasformare non è facile accedervi e per realizzare nuovi prodotti, come il pesto, avrebbero bisogno di altri tipi di strutture. In generale vorrebbero produrre una maggiore varietà di conserve anche perché, come dice Elena, in cava c’è un mondo infinito da poter raccogliere. 

Un altro obiettivo è la possibilità di fare agricoltura sociale, inserire persone svantaggiate – e non – da un punto di vista professionale. «Di lavoro ce ne sarebbe pure, ma ancora non possiamo permetterci di pagare una persona oltre Marco. Grazie a un tirocinio abbiamo avuto con noi un ragazzo di un centro di accoglienza. È stata una bellissima esperienza, oltre a esserci stato di grande aiuto. Vogliamo fare in modo di assumere e poter rispettare il contratto di lavoro che stipuliamo. Ci sono anche questioni burocratiche che non ti permettono di farlo, ad esempio noi non abbiamo abbastanza ettari per poter assumere un dipendente». 

L’ idea di agricoltura di Sanapu  è attenta ai cicli naturali delle piante, al rispetto del suolo e della biodiversità, ma anche dell’uomo. La frutta che raccolgono viene trasformata in marmellate, confetture e conserve che seguono un processo di lavorazione quanto più possibile naturale e artigianale, senza l’aggiunta di conservanti, coloranti e aromi artificiali.

Il tutto è mosso da uno scambio diretto tra la campagna e la città, tra il produttore e il consumatore, affinché entrambi siano più consapevoli e responsabili delle proprie scelte. «Vogliamo che chi acquista i nostri prodotti sappia che esistono pratiche alternative alle logiche di sfruttamento delle persone e della natura. Ci piace pensare che ogni prodotto, oltre a racchiudere tutti i profumi e sapori della nostra terra, possa sprigionare anche i valori e la filosofia sostenibile di Sanapu Sicilia», conclude Elena.

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